Grazia Sposito, la poesia come cura dell’anima

Grazia Sposito, la poesia come cura dell’anima

Ciao Grazia e benvenuta all’interno del nostro blog letterario “Officina Libri”. Iniziamo subito con le presentazioni: parlaci un po’ di te.

Salve a tutti e grazie per avermi ospitata in questo meraviglioso blog. Grazia è una donna di 31 anni cresciuta un po’ in fretta. Quando sono nata avevo dei giri di cordone troppo corti che hanno impedito all’ossigeno di arrivare al cervello, come madre natura voleva. Quella mancanza di respiro per i primi due minuti di vita, rispetto agli altri neonati, mi ha insegnato ad andare avanti tra mille difficoltà. La mancanza d’ossigeno ha provocato la morte di alcune cellule del sistema nervoso centrale, quelle che controllano i movimenti. Cammino un po’ a fatica, parlo un po’ a fatica, porto le braccia al cielo come stessi alzando un peso da cento chili. Ma sono anche una grande sognatrice e un’inguaribile romantica.

Che cos’è per te la scrittura?

La scrittura è quell’anima che si nutre di ogni piccola emozione e sensazione, che dall’interno s’ impossessa quasi con violenza di ogni nostro pensiero; come un arco che deve scagliare un dardo facendo vibrare la nostra anima. Sono dell’opinione che non nascono parole se per prima non nasce un’emozione, non nasce un’emozione se prima non nasce una poesia e non nasce una poesia se non possediamo la chiave della nostra anima.

L’amore per la scrittura si scopre sin da bambini… Un ricordo d’infanzia legato ad essa.

Dico sempre che l’amore per la scrittura è nata un po’ per gioco, come il primo ragazzino che ci fa battere il cuore. Sicuramente il mio ricordo d’infanzia è legato a uno di quei tanti pomeriggi di fisioterapia, quando tra un esercizio e l’altro, tra prendere aria e buttarla fuori, Lidia la mia terapista e unica amica della mia adolescenza, mi fece capire una cosa importantissima. Dovevo usare la voce per farmi ascoltare anche quando la paura di non essere capita mi faceva tacere. Da un giorno all’altro avrei potuto trovarmi di fronte un interlocutore troppo distratto per comprendere quanta fatica mi costava parlare. E allora dovevo agire diversamente. Non dovevo fermarmi a quel mio primo ostacolo, ma dovevo continuare a gridare trascrivendo tutto quello che mi passava per la mente in quel preciso istante su di un foglio di carta, dovevo e potevo mandare quell’interlocutore anche a quel paese se fosse stato necessario. Fu così che in un pomeriggio di parecchi anni fa, grazie anche alla mia fisioterapista, scoprii la mia passione per la scrittura. Da quel giorno non l’ho più abbandonata.

Che cos’è per te la lettura?

Un libro è una fonte di arricchimento non solo culturale, ma anche intellettiva, sociale, etica e morale.Per me è soprattutto un viaggio senza confini. Credo che ogni libro contribuisca a renderci persone migliori, a cambiare una parte di noi, a cambiare il modo stesso di intendere la vita e di viverla.

Un libro che porti nel cuore e che consiglieresti.

“Io prima di te”. Credo che quelle pagine nascondino un girotondo di parole. Mi ci rivedo molto, un libro leggero scritto da una giovane ragazza piena di sogni. Pagina dopo pagina, diviene quasi impossibile proseguire con la lettura tanto che, in più di un’occasione,  si avverte il bisogno istintivo di prendere una pausa perché ci si sente soffocati da quel turbinio di emozioni che Jojo riesce a trasmettere in poche e semplici righe.

Ora passiamo al tuo libro, “L’urlo dell’anima”. Quando hai deciso di scriverlo?

Scrivere un libro è stato un mio sogno fin da bambina. Mi è sempre piaciuto raccontare il mio cammino, le mie esperienze di vita, le emozioni racchiuse nella mia anima, richiamando soprattutto l’attenzione di chi mi guardava e ancora mi guarda con l’occhio del pregiudizio. Da piccola avevo un sogno: quello d’entrare in una delle grandi librerie del centro e vedere tra quei scaffali colmi di libri, anche quella copertina flessibile con su scritto il mio nome. Era uno di quei tanti sogni che si fa da piccoli, pensavo. Un po’ come voler andar a vivere in un castello incantato. A distanza di anni, nel dicembre del 2016, il mio sogno da bambina è diventato realtà, anche grazie all’aiuto di una persona speciale.

Quali sono i temi principali del tuo libro?

E’ una raccolta di versi celati nei meandri dell’anima, musa ispiratrice di tanti momenti di vita. Gioie, dolori, speranze, orizzonti non sempre raggiungibili. Ma anche amicizie, amori, luoghi che hanno risvegliato incondizionatamente la mia anima. Poesie come specchio dell’anima, come cura di una malattia priva di un nome.

Parlaci del concorso nazionale di poesia, di cui sei stata promotrice e organizzatrice, “Urlo e non mi senti”.

Hai usato la parola “promotrice e organizzatrice”? Guarda che ci arrestano insieme e dopo dobbiamo dividerci quel metro cubo di cella. A parte gli scherzi, “Urlo e non mi senti” rappresenta un rammarico che porto ancora dentro e non ancora del tutto scomparso.  Un anno e mezzo fa ho sostenuto una scelta, quasi inaspettata, ho lasciato il concorso lì dove l’avevo fatto nascere. Tuttavia dalla vita ho capito che ad ogni male esiste una cura, presto vorrei prendere in considerazione l’idea di organizzare un concorso di poesia realmente tutto mio, coronando un sogno mancato.

Quali sono gli altri tuoi progetti futuri?

Avere dei progetti nella vita significa darle un senso. Costruire per poi realizzare un progetto è un po’ come fare un salto nel vuoto, verso il cambiamento, dall’impossibile al possibile, dall’astratto al concreto. Quel salto per oltrepassare la linea che segna il confine tra sogno e realtà. Tra i miei progetti futuri, sicuramente c’è quello di finire la stesura del mio secondo libro. Posso soltanto anticiparvi che sarà completamente diverso dal primo.

Salutiamoci con un verso di una delle tue poesia, a cui sei particolarmente legata.

Dietro ogni porta del dolore

c’è lei dentro ai miei occhi

riaccendendo il mio cuore,

ora non più schiava di sogni

senza stelle.

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