Manuel Miranda, un viaggio fra musica e scrittura

Manuel Miranda, un viaggio fra musica e scrittura

Manuel Miranda è un giovanissimo cantautore e scrittore, classe 1991, con una laurea in Lettere Classiche, quattro pubblicazioni, tre album e numerosi sogni ancora da realizzare.

Ciao Manuel e benvenuto all’interno del nostro blog. Se dovessi descriverti con tre aggettivi cosa diresti e perché?

Ciao Antonella, e grazie mille della bella ospitalità! Bella domanda: difficile cucirmi addosso degli aggettivi, ma se dovessi descrivermi, direi, sicuramente: visionario in quanto sono in continua e costante immaginazione; testardo in quanto, quando mi metto in testa qualcosa, faccio di tutto affinché essa si realizzi; nomade in quanto la mia esistenza è un eterno girovagare, fisico e mentale.

Ripercorrendo le tappe fondamentali della tua formazione, si scopre un’impronta dell’eroe epico Odisseo, dal “multiforme ingegno”. Quanto ha influito la letteratura classica sul tuo essere?

La letteratura classica è parte fondamentale della mia essenza: sin da piccolo, quando mi dilettavo con le reinterpretazioni dei miti greci di Luciano De Crescenzo, e poi con lo studio delle lingue. Sono la base della nostra identità: gli elementi greco-latini ricorrono continuamente nella nostra quotidianità, nel nostro idioma, e da sempre cerco di fondere quelle radici con la modernità, con la contemporaneità, ricerca costante che poi è alla base di “NapolEllenica”. Le mie fluttuanti identità – cantautore, regista, autore letterario, etc. – concorrono tutte in un unico grande calderone che è la mia identità di filologo classico, alla continua ricerca del bello.

Visto che sei anche docente di latino e greco, come risponderesti a chi sostiene l’inutilità delle lingue classiche?

Guarda, io penso che si possa prendere posizione e pensare quando si tratti di un argomento che abbia ragion d’essere. Una castroneria del genere è un qualcosa che non esiste, non vale nemmeno la pena parlarne: le lingue antiche sono lingue vivissime, utili al ragionamento ma soprattutto a non abbandonare quel valore fondamentale che è l’humanitas, e che distingue l’uomo dalle macchine. Grecismi e latinismi costantemente ricorrenti nella nostra lingua e nella sua struttura a parte, la cultura antica è estremamente moderna e utile nel ricordarci quanto ci sia necessità di fermarci a riflettere, di ascoltare il nostro animo.

Un libro che, leggendolo, ti ha cambiato la vita.

Due su tutti: “Don Camillo – Mondo Piccolo” di Giovannino Guareschi, e “Così parlò Bellavista”, di Luciano De Crescenzo.

E una canzone che non smetteresti mai di ascoltare?

La mia canzone del cuore: “Tempi Migliori” dei Pooh, dall’album “Aloha”, anno domini 1984, incisa alle Hawaii, e precisamente a Maui.

Tra gli scrittori e i musicisti usciti allo scoperto negli ultimi tempi, chi, secondo te, ha la stoffa per essere ricordato?

Io, di base, ho un problema: quello di essere ancorato, culturalmente, ai grandi del passato, in tutte le mie grandi passioni. Tuttavia, sto cercando di essere più “moderno” e aperto nello scoprire nuovi artisti. In musica, sono molto ispirato dalla scrittura musicale e letteraria dei Thegiornalisti: vicini al pubblico giovane, ma con un occhio alla grande tradizione musicale italiana a cavallo tra anni ’80 e anni ’90. Come autori letterari, il più moderno che posso citarti, come talentuoso, è Niccolo Ammaniti: questo per farti capire che la mia scelta si ferma alla seconda metà degli anni ’90, in tal senso.

Passiamo ai tuoi scritti: “Ebolus dulce solum”, “La Sicilia non è poi così lontana”, “L’uso dell’aggettivo in Petronio”, “Il Sannio e la Luna”. Quali tra questi è il tuo ‘figlio prediletto’ e perché.

Non riesco a individuare quale tra questi sia il mio figlio prediletto: sono tutti figli miei, e ognuno ha un suo perché. “Ebolus, dulce solum” è il primo libro pubblicato, uno studio etimologico sulle origini della mia città, e quindi delle mie identità; “La Sicilia non è poi così lontana” è il mio primissimo romanzo, che ha impiegato ben nove anni di scrittura, dal 2007 al 2016; “L’uso dell’aggettivo in Petronio” è la sommatoria di cinque anni di ricerca filologica; “Il Sannio e la Luna” è una favola che, ad oggi, ha costituito la mia opera letteraria di maggior successo, e il fatto che sia stata adottata come testo di narrativa in determinate scuole, costituisce per me un motivo di orgoglio. Ho un’affezione generale, per motivi diversi, per ciascuna delle mie opere.

Cosa cambia, secondo te, fra la stesura di un libro e la stesura di un testo di una canzone?

L’intento è lo stesso: raccontare delle storie, non propriamente mie. Certo, dei riferimenti autobiografici scappano sempre, ma l’intento è quello di raccontare storie che ho sentito nei mie continui vagabondaggi, o che ho sognato (il sogno per me ha una valenza importantissima, oserei dire quasi basilare). Certo, scrivere una canzone è più immediato: maggiore attenzione ovviamente necessitano gli arrangiamenti, gli incastri musicali, la melodia, affinché il brano sia funzionante. La scrittura testuale è un qualcosa che sto sviluppando negli ultimi anni, in quanto non sono mai stato abituato a scrivere cose lunghe: sin da piccolo, scrivevo in versi naturalmente, più difficilmente in prosa. Ma, con l’andare degli anni, mi diverto anche a scrivere in maniera prosastica. Chissà? Queste storie potrebbero diventare dei film, un domani. Mi piace immaginarlo, anche perché le mie storie letterarie le immagino sempre in maniera “filmica”, naturalmente.

Una “tua” canzone a cui sei particolarmente legato?

“Quanto tempo è passato (Portami via)”: scritta in una città che amo, Bologna, nel 2016, è la storia di due persone che hanno vissuto un’intensa storia d’amore e che, dopo anni di lontananza, si ritrovano per caso tra le strade del capoluogo felsineo, in una rossa e tiepida sera di primavera, all’ombra delle torri, passeggiando tra i portici e la casa di Lucio Dalla, e confessandosi, dopo anni di silenzio, desideri, paure, delusioni, aspirazioni, incertezze, fino a dirsi reciprocamente che la loro storia è finita, e qualsiasi cosa che sembrava fosse lasciata in sospeso, è ormai soltanto un ricordo lontano (di seguito il link per ascoltarla: https://www.youtube.com/watch?v=JvKFqErSUDE).

Cosa bolle in pentola? Quali sono i tuoi progetti futuri?

E’ da poco stato pubblicato in streaming sulle principali piattaforme digitali, e in copia fisica, “Il Contrabbandiere di Canzoni”, il mio nuovo lavoro di inediti, presentato live a Napoli, in TV a Salerno, e in conferenza stampa all’Istituto Virgilio di Eboli. Il prossimo lavoro, previsto per il 2020, è forse l’opera più ambiziosa che abbia concepito. Ci sto lavorando dal 2017, è un concept album di matrice storica, e forse, rileggendo il tutto, sembra essere il mio lavoro più “politico” scritto finora. Non ho mai preso posizione nei miei progetti artistici, ma questo momento storico lo richiede, assolutamente, pur di salvare il paese e l’umanità dallo squallore di quest’epoca. Per questo, ho deciso di affidarmi ad altri autori per la stesura dei testi di questa storia, che ha un unico protagonista – un personaggio storico importante -, mentre io ho curato esclusivamente la parte musicale. A tempo debito, rivelerò tutti i dettagli!

 

 

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