Questione di punti di vista

Questione di punti di vista

Hai mai immaginato cosa pensa di te il tuo cane? Il tuo pesciolino rosso o la zanzara che stai per schiacciare? Ti sei mai chiesto come descriverebbe la storia dei Promessi Sposi il contadino proprietario di quel ramo del lago di Como? E il tuo letto, il tuo smartphone, la tua auto, cosa racconterebbero di te?

È una questione di punti di vista.

“La prima notte, dormii sulla sabbia, a mille miglia da qualsiasi abitazione umana. Ero più isolato di un marinaio abbandonato in mezzo all’oceano, su una zattera, dopo un naufragio. Potete immaginare il mio stupore essere svegliato all’alba da una vocetta: – Mi disegni per favore una pecora?”. 

Un aviatore effettua un atterraggio di fortuna nel deserto. Frastornato si risveglia dopo un giorno per la voce di un bambino. Saint-Exupery nel Piccolo Principe ci descrive il mondo in maniera assolutamente diversa, e non accetta le pecore che l’aviatore gli disegna perché una sembra malaticcia, una vecchia e una ancora più simile a una capra che a una pecora.

 “Questa volta la mia pazienza era esaurita, avevo fretta di rimettere a posto il mio motore. Buttai giù un quarto disegno. E tirai fuori questa spiegazione: questa è soltanto la sua cassetta. La pecora che volevi sta dentro”.

Il viso del Piccolo Principe si illumina, il suo punto di vista è diverso rispetto ai grandi del pianeta terra. Il segreto, l’essenziale, come per esempio l’amicizia, per lui è invisibile agli occhi.

È la nostra mente che crea la realtà

Le esperienze, anche quelle più banali come per esempio un saluto, un caffè al bar, un viaggio, sono diverse per ciascuno che le vive.

Ogni attore la descriverebbe in maniera differente a partire dalla propria visione del mondo, dalla propria immaginazione.

Delle 7.735.778.720 persone sulla terra, ognuno di essi racconterebbe la stessa esperienza in maniera differente. Nessuna descrizione sarà perfettamente reale, ma tutte saranno assolutamente vere.

Il punto di vista

In narrativa esistono tre tipologie di punti di vista: quello grammaticale, quello stilistico e quello straniante.

Il punto di vista grammaticale rappresenta la posizione assunta dall’autore per narrare una storia. Generalmente viene usata la prima persona (io oppure noi), la seconda (tu oppure noi) o la terza (lui, lei oppure essi).

Jean Bruller ne Il silenzio del mare usa proprio la terza persona. La voce narrante è quella di Werner (un ufficiale tedesco che si insedia nella casa di un uomo francese che vive con la nipote nella Francia del ‘41), il protagonista della vicenda (che non coincide con l’autore) il quale sa tutto a proposito dei personaggi, dei luoghi e degli avvenimenti trattati.

 “Ho detto che da questo matrimonio Thomas aspettava dei figli che fossero attaccati al vecchio suolo di Francia con solide radici. Quelle che attaccano suo figlio sono così profonde, che ve l’hanno trascinato tutto quanto”. 

Il narratore ci mostra gli eventi da diverse prospettive, così come farebbe un regista mediante l’utilizzo di più telecamere.

“André, o mio caro compagno di giochi da venticinque anni disteso nella terra fredda, coperto dalla granata mortale che polverizzò la tua batteria […]. A mio padre piaceva stuzzicarti per il gusto delle tue controbattute”.

Siamo nel cuore della seconda guerra mondiale e Werner trascorre sei mesi nell’appartamento francese cercando in tutti modi di conquistare la simpatia dei proprietari.

Il punto di vista stilistico, invece riguarda la scelta delle parole, del ritmo di narrazione e dell’assemblaggio delle parti che compongono la storia.

Ne Il tempo materiale, Giorgio Vastaci descrive l’ideologizzazione progressiva di tre studenti pseudo-brigatisti, Nimbo, Volo e Raggio, nella Palermo del ’78.

“Lo Spago appoggia la pentola sul muretto dal quale parte un’inferriata verde pallido. Mentre è di spalle tocco l’inferriata con la lingua, sento il cloro della vernice vecchia, la ruggine, mi volto e l’ingoio. Raccolgo col cucchiaio un mucchietto di ditalini con la carne, lo trasporto, mi accovaccio accanto allo storpio e gli faccio sentire il nutrimento. Lui accosta la faccia lesionata, il naso gli sfuma nel vapore; poi prende con due denti un grumo di carne nera e si mette a rosicchiare.”

Il punto di vista di Vasta ci mostra il procedere dell’azione a rallentatore, facendo focalizzare la nostra attenzione su movimenti o avvenimenti che nella vita reale non coglieremmo.

Il punto di vista straniante infine, si ha quando la storia è narrata da un personaggio esterno, estraneo agli avvenimenti che si trova fuori dal contesto in cui si svolgono i fatti.
Tolstoj in Guerra e pace adotta un punto di vista estraneo per smascherare le istituzioni della società:

“Luigi XIV era un uomo molto orgoglioso e sicuro di sé. Aveva le tali e tali amanti, e i tali e i tali ministri, e governò male la Francia. Gli eredi di Luigi XIV furono anch’essi uomini deboli, e anch’essi governarono male la Francia. A loro volta ebbero i tali e tali favoriti e le tali e tali amanti. Per di più c’erano a quel tempo certe persone che scrivevano libri. Alla fine del XVIII secolo si riunirono a Parigi circa due dozzine di persone, le quali cominciarono a dire che tutti gli uomini sono liberi e uguali. A causa di ciò, in tutta la Francia i cittadini presero ad affogarsi e a trucidarsi l’un l’altro. Questa gente uccise il re e moltissimi altri. A quel tempo c’era in Francia un uomo di genio: Napoleone. Egli sconfisse tutti dappertutto, cioè uccise moltissima gente perché era un uomo di genio; e per qualche ragione, andò a uccidere gli africani, e li sterminò così bene, fu così abile e astuto che, tornato in Francia, ordinò a tutti di obbedirgli, cosa che essi fecero. Proclamatosi imperatore, ripartì per uccidere altre masse di persone in Italia, Austria e Prussia. E anche là ne uccise moltissime.”

L’autore usa due tecniche molto efficaci: la semplificazione e la demotivazione: taglia le frasi intermedie, accelera gli eventi che sembrano quasi insensati, non ci informa sul motivo per il quale Luigi XIV governa male la Francia o perché Napoleone abbia ucciso gli africani.

 

Concludendo, il punto di vista per essere efficace e credibile deve essere coerente. Se intendi utilizzare più punti di vista puoi farlo tranquillamente, ma devi chiarirlo fin dall’inizio per evitare che la narrazione possa risultare discontinua.

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