L’imbroglio della fabbrica di Torre Annunziata: il nuovo libro di Elena Coccia

L’imbroglio della fabbrica di Torre Annunziata: il nuovo libro di Elena Coccia

La nota avvocatessa napoletana pubblica con la Spring Edizioni Sabbia di lava, la storia della Deriver, la grande fabbrica pubblica acquistata gratuitamente dai privati grazie ad un accordo segreto sugli scioperi

Elena Coccia è da tutti conosciuta come l’avvocatessa dei diritti civili, dei diritti negati, dei bambini e delle donne ma anche degli operai e dei malati. Pubblica con la Spring Edizioni, la casa editrice casertana, il suo nuovo libro “Sabbia di lava. Vendita e morte di una fabbrica di Stato”. Quando l’epoca delle privatizzazioni è cominciata, l’imponente fabbrica di Torre Annunziata ne è stata travolta. La “Ferriera del Vesuvio”, a partecipazione statale, dava lavoro a centinaia di operai ed era leader del suo mercato di riferimento. La sua concorrente era una fabbrica privata, che si è accordata con lo Stato per acquistarla ad un prezzo minore persino del solo valore catastale.

Quel privato, alla fine, non verserà un centesimo allo Stato ma si approprierà della fabbrica, licenzierà i suoi operai e smantellerà la Deriver. Nelle aule di tribunale Elena Coccia diede battaglia, sostenuta dagli operai, alcuni dei quali dopo la chiusura continuarono a recarsi, giorno dopo giorno, all’interno della Ferriera abbandonata, alla ricerca di carte, documenti, tutto ciò che potesse provare l’imbroglio. Uno di loro si suicidò. Michele Santoro fece leggere la sua lettera d’addio in diretta tv, sulle reti nazionali. Gli operai non furono solo licenziati. Vennero prima sfruttati e utilizzati, raggirati e ingannati dai membri del Consiglio di Fabbrica, che gli tacquero la vendita e l’esistenza di un accordo speciale tra la fabbrica statale e gli acquirenti privati: per ogni giorno di sciopero il compratore avrebbe risparmiato cinquanta milioni di lire sul costo di acquisto. Quegli stessi membri del Consiglio di fabbrica, poi assunti dalla nuova proprietà, infiammarono gli animi, guidando gli scioperi che da gennaio a marzo impiegarono quotidianamente gli operai. Alla fine i privati acquisirono la fabbrica gratuitamente. Anzi, risultò che doveva essere lo Stato a pagare loro la differenza. Si parlò di camorra, di imbroglio e alcuni vennero rimandati a giudizio. Quello che accadde alla Deriver si può leggere ancora sul volto di Torre Annunziata, è una ferita mai risanata,
uno squarcio profondo che è attuale e immutabile.

Elena Coccia ha vissuto da avvocato una storia che rappresenterà per lei molto più di una causa. Solo dopo molti anni è riuscita a scrivere di ciò che è stato quel processo, delle emozioni e della vita che erano in gioco, degli operai che le hanno affidato le proprie ultime speranze, del capitale umano e della dignità sofferente. Nella sua prefazione Alberto Lucarelli scrive che nel libro letteratura e diritto si incrociano, con grande partecipazione e carica drammaturgica. Elena Coccia ci racconta, infatti, questa storia da protagonista e fa bene “a tener vivo come, quando e perché è cominciata la devastazione del nostro Stato e del ruolo pubblico nella attività economico-sociale”.

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